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Quasi 7 anni fa, dopo lustri di attesa e da sempre innamorato di quelle moto che, all’uscita dal liceo, vedevo sfrecciare per centinaia di metri con la ruota anteriore che sfiorava l’asfalto, riesco a convincere i miei genitori ad acquistare la mitica XR600. Unica condizione assoluta: NON TOCCARE, MODIFICARE, SMONTARE NULLA!!! Da sempre fissato a smontare, modificare qualunque cosa (macchine radiocomandate, giocattoli, nonché grandissimo appassionato dei Lego Technic dai quali può nascere qualunque cosa, il mio Mitico Bravo al quale avevo modificato tutto, fino alla folle velocità di 115 km/h….), i miei erano terrorizzati all’idea che il nuovo oggetto di attenzione potesse diventare una moto. A quei tempi, appena iscritto all’università, le mie conoscenze non andavano oltre quelle legate ai ciclomotori a due tempi: ciclistica, motori 4 tempi, impianti frenanti e tutto quello che compone una moto, erano per me argomenti del tutto ignoti. Pertanto in maniera assolutamente convinta (dal momento che anche l’idea di regolare la tensione della catena mi intimidiva) ho promesso che non avrei toccato nulla sulla moto. Il budget a disposizione era contenuto e dopo aver visionato svariate XR600 ho preso questa
E così, eccomi proiettato nel mondo dell’enduro. L’accelerazione del mono era spaventosa, pesavo 65 kg e le mie braccia soffrivano dopo pochi chilometri. Dopo qualche mese a rimirare la mia moto, mi rendo conto che il freno posteriore a tamburo non era all’altezza del suo compito, e così mi rivolgo a un meccanico molto preparato per apportare la prima modifica sul mezzo, ricaviamo un blocco in alluminio da montare dentro il tamburo per poter poi fissare il disco. Collaboro col meccanico per apportare la modifica e, dentro di me, nell’ammirare la sua abilità e grande visione d’insieme delle grandezze da tenere in considerazione, cresce un senso di venerazione nei suoi confronti. E così ecco la moto con l’impianto a disco a posteriore
Gli esami all’università proseguono e contemporaneamente, durante le pause estive, ogni anno vado a lavorare dal personaggio di cui sopra che, non lesinando mai spiegazioni sul perché e come vengono realizzate le modifiche, mi permette di acquisire competenza e “matchare” quanto appreso sui testi universitari (ingegneria meccanica) con l’esperienza quasi trentennale di un preparatore. E così, tra riviste, pratica, esami, viaggi da tornitori e notti insonni in preda a concepimenti di molteplici idee, iniziano le modifiche sul mezzo (i miei genitori hanno dovuto per l’ennesima volta rinunciare ad un figlio normale, che porta la moto dal meccanico). E così monto da solo le prime ruote da 17 alla moto.
ogni modifica mi dona una sensazione di appagamento, ma è solo momentaneo, dopo poco tempo la mente genera altre idee e, entrato nel tunnel, non ne esco più
Le realizzazioni si susseguono, alla ricerca di soluzioni nuove, diverse. Una in particolare, effettuata in contrasto con tutti i pareri raccolti: avevo deciso di montare un cerchio da 5.00 pollici al posteriore ma nessuno di quelli trovati aveva una distanza tra corona e disco sufficientemente bassa da entrare nel forcellone. E così, penso di ricavare il canale desiderato partendo da due cerchi del Cagiva Mito, con tornio e saldatura al Tig; ecco il canale da 5.00 autocostruito
Quando ho portato ad equilibrarlo mi aspettavo forti sbilanciamenti: solo 15 gr!!! E il tutto tubeless……Dopo ancora la grande modifica: il monobraccio del Ducati. In alternativa c’era quello dell’Honda VFR, sarebbe stato più semplice poiché con quote molto simili all’originale ma sinceramente il fissaggio del cerchio con quattro bulloni oltre che veramente brutto, era incoerente col vantaggio del monobraccio. E così, per poter effettuare la saldatura delle nuove piastre di ancoraggio senza risentire dell’effetto di tiraggio costruisco due dime. Monto il monoammortizzatore senza leveraggi ma la progressione non esiste ed è necessario precaricare a dismisura la molla. Mi accontento per qualche settimana ma mi rendo contro ben presto della necessità di montare in qualche modo dei leveraggi, pensati al CAD e poi realizzati ecco il risultato Mi laureo e dopo neanche un anno, non trovando un impiego stimolante, decido di trasferirmi a Roma. Dopo qualche tempo porto la moto nella capitale con la convinzione che non avrei più, per mancanza di spazio e attrezzatura, potuto effettuare altre modifiche. Niente di più falso: ho poi verniciato il telaio, montato la forcella Marzocchi, lo scarico Ajko, il serbatoio in alluminio, il cilindro Dominator e alcune piccole cose. Infine ho verniciato anche i cerchi e questo è il risultato finale.
Sono passati quasi sette anni da quando è iniziata l’avventura, oggi dispongo di tornio, calibro digitale, bilancia di precisione, dremel e tutti gli strumenti che permettono di costruire con passione e precisione quello che il mio amore per la meccanica che mi fa battere forte il cuore, mi spinge a creare.
NOTA: Ringrazio anche questo sito (l’unico che mantiene da anni un contegno e un’educazione che non ho ritrovato in nessun altro) che mi ha permesso di capire molte cose sul mondo delle moto.
Di seguito un elenco delle modifiche realizzate sulla moto:
.:: Andrea V. alias Lupin ::.
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