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UN PO DI DANNI

Aperto da alves, Gennaio 17, 2006, 18:10:22 PM

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alves

UN PO DI DANNI

Cosa hanno in comune gli enduristi di Piemonte, Lombardia, Emilia e Veneto?
Che tutte queste regioni sono attraversate dal fiume Po, denso di situazioni fuoristradistiche assai accattivanti.
Pur avendo frequentato molti fiumi veneti e friulani, non ero mai stato sul Grande Padre delle Acque Padane, ma la terza domenica di gennaio 2006 ho messo una pezza su questa grave mancanza.
Il merito va al web, che secondo me ha fatto conoscere tra loro i motociclisti in una maniera impensabile con i vecchi sistemi (motoclub, raduni, gare, riviste cartacee); nella fattispecie il mitico Forgone, della famigerata CCV (Cellula Cinghiali Veneti), i miei più recenti amichetti informatici, lanciava una O.P.A. (Offerta Pubblica di Appuntamento) per un giro sul Po con alcuni Locals amici suoi.
La CCV non rispondeva all’evento come si doveva, e solo io e il fido Diego partivamo alla volta di Ostiglia, nel mantovano, con le moto sul carrello e l’OPEL straboccante di tutto il necessario, dall’abbigliamento tecnico ai CD dei Pink Floyd.

GENTE DEL PO

All’uscita della superstrada ci aspettava il Forgone con il Panteganone, che sarebbe il suo furgone (con quest’uomo si parla tutto in one!); avvolti nei mefitici miasmi emessi dal Panteganone (ed il nome è spiegato), ci faceva strada fino al benzinaio sede del ritrovo, ad Ostiglia, provincia di Mantova.
Qui eravamo in sei.
Il già citato FORGONE, un omino piccolo piccolo (direi 1,90 x 100 kg) con una TT-R600;
MR FREEZE: l’uomo che non teme ne il freddo ne le cadute, al via con la sola maglia fuoristrada! Ma sotto diceva di avere un pile, per confronto io avevo calzamaglia fino a caviglie e polsi, safety jacket, maglia fuoristrada, giubbotto da moto con imbottitura. Per la cronaca, guida un KTM 525.
MAN IN BLACK: colui che oggi ha l’ingrato compito di fare la Scopa; uomo di poche parole, guida in maniera impeccabile una XR400 nera, dal telaio alle plastiche,e spogliata di ogni orpello (paracoppa, soffietti forcella, ecc.), tanto che questa moto non sembra nemmeno parente della mia, appesantita da molteplici accessori.
MAGO SILVAN: ultimo ma non ultimo, è la nostra guida odierna; di fama lo conosco già, ho letto di lui nei racconti di Polpo, con un DR350 fa l’Italiano Motorally e l’assistente di un tour operator nei viaggi in Tunisia e Romania; ci si era anche incrociati nel 2003 a Casaleone, bassa veronese, alla gara organizzata dal “Le Valli Enduro Rally Team” di cui fa parte.
Oggi è in sella ad un K200 a 2T.
Infine gli ospiti, io e il solito Diego su WRF250.

1° TAPPA: SPONDA NORD, DIREZIONE OVEST; GHIACCIO BOLLENTE

Mago Silvan, ad uso di noi ospiti ci fa un briefing da manuale: descrive il giro, i paesi che toccheremo, la composizione della carovana (lui in testa, poi Mr Freeze, poi noi montanari, indi Forgone e Man in Black a chiudere); ci spiega i terreni, le difficoltà che incontreremo, l’approccio al Po:”Qui non siete in mulattiera, non dovete guardare un metro avanti per superare l’ostacolo, qui si va veloci e bisogna guardare lontano per anticipare cunette o buche improvvise che se prese male ti fanno volare a terra”.
Si parte.
Breve trasferimento, poi si scavalca l’argine e siamo nella golena, inizia la corsa lungo una specie di pista fangosa che corre a fianco del fiume.

Panico: immense pozzanghere ghiacciate solcano la pista, ma ben peggiori sono le tracce, le “ruere” lasciate da trattori e moto, solidificate dal gelo; anche la più piccola cresta è una lama infrangibile che scombina il regolare moto delle ruote, rischiando di mandarti a gambe all’aria.
Ma anche dove il terreno è abbastanza liscio non è molto meglio: il fondo è totalmente ghiacciato, basta appena appena aprire un po’ di più il gas o inclinare il baricentro della moto per rischiare la scivolata e la caduta.
Io poi, incautamente con le gomme ancora alla frutta dall’uscita precedente, sono messo ancora peggio.   
500 metri e Mr Freeze fa il primo pauroso schianto in velocità: nessun danno per fortuna.
Abbandoniamo la pistona fangosa per una porzione di terreno tutto a gobbe ed avvallamenti, ricoperto da vegetazione marcescente; il fiume è vicino, ma non ho tempo di guardarlo, impegnato come sono ad evitare buche e rami caduti.
Dopo questo tratto molto guidato il percorso si fa più scorrevole, al margine dei pioppeti o di campi arati; qualche avvallamento, canale o fosso spezzano i rettilinei, dove comunque il procedere è sempre insidioso per il persistente fondo gelato.
Si prova una intensa sensazione di solitudine e lontananza; verso terra l’orizzonte è chiuso dall’alto muraglione dell’argine, a volte vicino, a volte distante centinaia di metri, e lo spazio è occupato da pioppeti, campi coltivati, terreni incolti; pochissimi gli incontri con altri umani, poche le tracce: qualche capanno diroccato, qualche barca tirata in secca.
Mago Silvan e Mr Freeze sono 2 “celeroni psicopatici”, per dirla alla “Inficiati”, non si fermano mai; Diego tiene il ritmo, io perdo qualche metro ma mantengo il contatto visivo; Forgone e Man in Black ogni tanto scompaiono alla vista, ma poi ci riprendono. L’unico inconveniente è che non ho tempo di fare le foto, appena Mago Silvan vede arrivare gli ultimi riparte di botto che non faccio in tempo ad estrarre la Canon!

     
Sosta all’imbarcadero



Il fiume

Dopo la pausa i terreni che incontriamo cambiano ancora: sono meno selvaggi e la nostra corsa prosegue lungo l’argine; detto argine è però molto alto ed è fatto a gradoni: tra la strada sommitale, a tratti asfaltata, e i campi alla base, c’è una pista erbosa, che percorriamo a manetta aperta.
L’erbetta bagnata tiene meglio del fango gelato, ma sempre di erbaa scivolosa si parla.
Nel salire e scendere dalla cima dell’argine tagliamo in diagonale la pendenza, ed il mio scarno tassello non fa molta presa; in una di queste calate la moto si intraversa troppo, il motore mi si spegne, vado dritto per la tangente fermandomi sul ciglio della scarpata che da sul campo; ma il rischio più grande non l’ho visto, era Forgone che preso alla sprovvista dalla mia in traversata stava per “incularmi”.
Avanziamo fino alla confluenza del Mincio nel Po, grandi opere idrauliche e chiuse, indi attraversiamo il ponte di San Benedetto Po, cambiando sponda e direzione.

2° TAPPA: SPONDA SUD, DIREZIONE EST

Dopo un veloce rifornimento, continuiamo il nostro giro seguendo la corrente. I primi chilometri sono come i precedenti, veloce corsa ai piedi dell’argine su pista erbosa con frequenti salite e discese dall’argine. Uno in particolare mi colpisce: un muraglione ripidissimo alto una decina di metri almeno, non esagero, che tutti superiamo; peccato non aver fatto foto, era troppo spettacolare!
Dal Padre di Tutti gli Argini entriamo in una golena guidando sopra un terrapieno fra 2 campi, fino a portarci a ridosso del fiume.
Il territorio è un po’ meno selvaggio della sponda nord: costeggiamo soprattutto pioppeti, alcuni maturati ed torreggianti su di noi, altri appena appena attecchiti alla terra; il terreno ha mollato un poco, sebbene sotto la crosta superficiale fangosa il terreno è ancora duro e ghiacciato, si scivola ma comunque si mantiene una discreta velocità.
Non mancano mai dislivelli da superare, e profondi fossi a dividere un appezzamento dall’altro, dove applicare un po’ di tecnica enduristica.
In qualche tratto compare anche la prima sabbia.


Eccoli qua tutti contenti: Mago Silvan impaziente in testa, Diego che si guarda alle spalle, Forgone da l’OK, Man in Black serafico attende la partenza.

3° TAPPA: SPONDA SUD, DIREZIONE EST; IL MELMA-BLOB

Sosta panini in un bar a Revere; mi sarei aspettato da parte dei miei ospiti un escursus storico culturale dell’enduro sul Po, a partire dal famoso pittore pazzo Ligabue (non centra nulla con il cantante) amante delle Moto Guzzi, fino ai pescatori di siluri romeni. Invece Mago Silvan ci intrattiene con argomenti africani, rally e aneddoti di viaggi nel deserto, pare di essere al Cafè du Desert di Bir Soltaine, altro che Po!
Si riparte, la direzione è sempre la stessa, est; i percorsi sono simili: argini, pioppeti, campi arati, qualche zona selvaggia. Ma quello che drasticamente muta in peggio è il terreno: non so se nelle zona che stiamo attraversando abbia una composizione diversa o la temperatura dell’aria abbia portato i ghiacci, pardon, i fanghi, al punto di scioglimento; fatto sta che guidiamo sopra, o per meglio dire immersi, in un purè colloso di fanghiglia.
Non riesco a tenere la moto, l’anteriore scivola continuamente su ogni piccola sporgenza del terreno, il posteriore sgomma e derapata meglio di un motard, sono sempre a rischio caduta, le gomme si intasano di terra e paiono 2 ciambelle con la glassa di cioccolata.
Mago Silvan e Diego comunque avanzano, Mr Freeze col suo potente KTM525 scivola ad ogni metro e tira pure un volo dalla traccia, senza danni; Forgone e Man in Black non si vedono.
Mi ritrovo a zampettare IN PPANO per andare avanti, incredibile! Sotto la suola degli stivali mi si è formata una zeppa di fango di almeno 15 cm, l’XR pare una scultura di terracotta.
Per fortuna Mago Silvan ci fa fare una sosta a ricompattare il gruppo, e per togliere qualche chilo di fango dalle moto. Ci sorbiamo ancora fango, poi per fortuna un po’ di riposante argine asfaltato, dove le nostre moto sparano zolle di terra direttamente in orbita.


Mr Freeze finiti fuori dalla traccia, Man in Black in avanzamento tra i filari di pioppi


Man in Black avanza in apparente scioltezza tra i filari: li il terreno è più compatto, l’importante è non centrare gli alberi!


Mr Freeze in qualche modo riparte, qui il K sta scodando impazzito…


…ma riesce a domarlo


Guardate come era ridotta la mia XR!


Fuori dal Blob: Forgone se la ride, ma cosa gli manca?


MISSING IN ACTION

Bene o male si va avanti passando per un terreno sconvolto dai bombardamenti di artiglieria, pare invece sia una pista di 4x4; poi finalmente uno di quei spiaggioni sabbiosi per cui il Po è rinomato:


Mago Silvan, Mr Freeze e Diego…


…e a ruota Forgone.

Dopo la sabbia ancora fango, anche se meno terribile; Nei pressi di una imponente centrale elettrica sosta raggruppamento, e ci accorge che Forgone ha perso la targa del TT, quella originale: sono cazzi amari!
Era da poco incappato in una brutta caduta, forse la targa l’ha persa in quel momento; Mago Silvan, Diego, Paolo vanno alla ricerca, ma non la trovano. Non ci viene in mente di guardare le foto che avevo scattato, come faremo più tardi all’arrivo: se l’avessimo fatto ci saremmo accorti che già prima dello spiaggione, già dopo il melma-Blob il TTR aveva perso la preziosa appendice.
Lasciamo Forgone sulle rive del fiume, a camminare in cerca della targa, e ci dirigiamo verso il ponte di Sermide.


In attesa dei compagni 


La centrale


Un uomo affranto

4° TAPPA: SPONDA NORD, DIREZIONE OVEST; SCHIANTI E DANNI

Per noi 5 ancora argini fino al ponte, quindi rifornimento al K200 di Mago Silvan (mannaggia ai 2T che non tengono autonomia!), e si parte controcorrente verso Ostiglia.
Anche questo tratto è un mix di situazioni come gli altri 3: tracce ai margini di campi e boschetti, tutte ben “fangate”.
Almeno per me la stanchezza si fa sentire, non sono allenato al fango, ad un simile fango, dove giro di solito predomina la pietra o comunque terreni più compatti.
In questo finale di giro 2 sono gli accadimenti principali, di cui sono protagonista; nel primo, percorrendo uno stretto sentiero lungo un pioppeto Mr Freeze, che mi precede, intraversa la moto e le cade affianco; non riesco a frenare a sufficienza, o meglio si frenassi di più volerei pure io a terra e Mr Freeze rischierebbe di beccarsi 130 kg di XR sulla schiena; decelero cercando di tenere la moto ritta, ma non ce la faccio a fermarmi prima dell’impatto col K525; Mr Freeze con un guizzo si allontana dalla moto quel tanto che basta ad evitare la mia ruota anteriore, che va a sbattere sul manubrio del K, fra il resto della moto e la schiena di Mr Freeze! Tanta paura ma nessun danno.
Qualche chilometro dopo sono in penultima posizione, scortato da Man in Black che non sgarra dal suo ruolo di scopa; sono stanco, e per stanchezza non reggo più il manubrio sull’ennesima “ruera” e cado a bassa velocità, l’unica caduta del giorno, peraltro senza danni fisici.
Ebbene, quando mi giro verso la moto vedo con orrore che il manubrio, il bellissimo Tommaselli in alluminio, si è tranciato di netto nell’inizio della curvatura sinistra; anche il traversino di rinforzo è spezzato! Incredibile! Di manubri ne ho piegasti tanti, ma spezzato mai!
Ma forse l’arcano è spiegato: il giorno prima la moto era caduta dal suo cavalletto ed aveva picchiato sul cemento del garage con l’estremità sinistra del manubrio; probabilmente lì si era innestata una cricca nell’alluminio, e la caduta sul Po ha fatto il resto.
Mentre Man in Black va ad avvertire gli altri, con molto fatica sollevo la moto e la giro; per fortuna l’argine con la strada asfaltata è vicino, circa 200 metri: infilo il pezzo di manubrio staccato nel moncherino del traversino, e in tal modo a passo d’uomo raggiungo l’asfalto.
Nel frattempo gli altri tornano: Il giro è quasi finito, mancano pochi chilometri ad Ostiglia; Mago Silvan e Mr Freeze proseguono sull’argine, Diego e Paolo mi scortano su strada fino al parcheggio.

SALUTI

Al parcheggio ci si ritrova tutti, compreso Forgone che non è riuscito a trovare la targa e deve andare a fare la denuncia.
Il manubrio è una seccatura, ma un pregevole Reikon in ergal è già in cantina pronto a essere montato sull’Honda.
Per me e Diego è stata una uscita memorabile, di quelle da incorniciare: forse eravamo un po’ prevenuti sul grande fiume, forti delle nostre splendide mulattiere, temevamo di fare una passeggiata turistica sul Po; invece ci hanno servito un grande Enduro, giusto mix di impegno, fatica e divertimento, con una compagnia simpatica, disponibile ed ospitale.
Ci hanno detto che, alluvioni a parte, abbiamo trovato le condizioni ambientali peggiori; nelle stagioni di mezzo c’è il giusto equilibrio tra fango e terra solida, senza avere il troppo duro e la polvere dell’estate.
Dovremmo tornare, non abbiamo scelta!
Grazie a tutti.

Ciao
Alves









forgone

ottimo racconto!!!!!!  :batti:  se aggiungiamo che è da domenica che vado via zoppo sembra proprio un bollettino di guerra :legnate:

Fred Krueger

Bellissimo report, come sempre.  :)
Prima o poi ci una girata giù di lì non ci sta male...

Francesco Ioni, per gli amici Checco. Beta RR 4e½. Fschhh
'Once run the dog, once escape the rabbit'

forgone

Citazione di: Fred Krueger il Gennaio 22, 2006, 21:01:54 PM
Bellissimo report, come sempre.  :)
Prima o poi ci una girata giù di lì non ci sta male...

quando vuoi fa pure un fischio che qui si va quasi tutti i finesettimana.... anzi... domeni prossima io replico perchè oggi ho ritrovato la targa!!!!!!!

alves

Che CULO, che CULO, da non credere!
Adesso fatti una bella copia a colori a formato naturale, con l’accortezza di coprire il simbolo della repubblica, e gira con l’originale nello zaino.

Si, il Po merita una gita, anche da parte dei patiti di mulattiere e sassare!
Ma di che cosa è fatto il terreno della bassa? Pongo mischiato a SuperAttack?
Sabato ho risistemato la moto (sostituzione manubrio, smontaggio plastiche, lavaggio, cambio gomme): ho lavorato 5 ore!
Quel maledetto fango non si scollava nemmeno con l’ausilio della idropulitrice industriale, mica il compressorino preso al Brico center.
La catena è da 2 giorni immersa nel petrolio, ma non c’è verso che la palta si stacchi dalle maglie; ho provato con delle spazzole dalle setole in plastica dura, ma niente; dovrò grattare maglia per maglia il fango?

Per fortuna che il 90% dei miei giri sono su pietra, altrimenti con un fango simile consumerei la moto in una stagione!

Ciao
Alves