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XT BALASSO (motopranzo con i cugini "XT")

Aperto da alves, Marzo 07, 2006, 14:59:38 PM

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alves

Report semi-serio di un mini raduno con i “cugini” di xt.600.it

XT BALASSO
Dove LE YAMAHA “MAGNANO”

ENOGASTROENDURO

L’enogastroenduro consiste nell’essere possessori di una moto da enduro, preferibilmente old style,  e dedicarsi alla esplorazione di sterrati dove fare “quatro verte” con le moto, con meta finale qualche osteria, taverna o trattoria dove ristorare le stanche membra.
Il profeta di tale disciplina è il carismatico Juha Kankkunen, ospite fisso di www.xt600.it e artefice della CCV (Cellula Cinghiali Veneti).
Il Kank proponeva sul forum un raduno molto enogastro e poco enduro, in questi termini:

“Se pensava de organizzare un bel pranzo in Veneto ( Vicenza )

O sabato o domenica per me fa lo stesso.
Pranzo o cena per me fa lo stesso, forse meglio pranzo cosi' chi deve rincasare ha tutto il tempo e vede anche la strada.
Ristorante: o al rifugio Balasso, dove se magna se beve e non se spende un casso... o al forte maso sempre ai piedi del monte pasubio.”

Le iscrizioni all’evento fioccavano, e anch’io mi inserivo nella lista, buttando l’idea di raggiungere il Balasso in moto, ovviamente off-road, e l’happening prendeva forma.

LA SFIDA DELLE NEVI 11-02-06

Il Generale inverno non era d’accordo, e 3 settimane prima dell’enogastroendurata un metro e mezzo di neve cadeva sul Pasubio, già si pensava di andare su in auto, ma io non ero dello stesso parere, anche se Kank mi freddava con la cruda realtà;

Forte Maso: “la strada presenta uno strato spesso 20 cm di puro verglass ( ghiaccio ) tirato a specchio con ai lati 2 muretti alti 40 cm circa di "neve" solida come il marmo rosa di asiago. Arrivare al forte è stata dura anche con 100 chiodi per gomma, penso sia un'impresa anche farla a piedi”

Via sterrata al Balasso: “La strada che da forte maso va verso gli spianamenti o scende sulla ss46 più in basso, non esiste neanche, sono dei bei 50 cm di ghiaccio e dalla statale sotto c'è l'imbocco di una sterrata che sale sempre al forte... ecco manco si vedeva”.

Ma non ci stavo ad arrendermi così, mi offrivo di andare in esplorazione la settimana prima del raduno, ma un certo Hurry Hurrycane rincarava la dose:

“e' proprio come ha detto Juha anzi forse peggio....”

Ma poi mi lusingava, mi gasava l’ego a manetta, affermando:

“Pero' se io mi chiamassi Hank proprio per questo ci proverei.
Alves, spingendo e tribolando tra 8 giorni ce la fai, son sicuro. Dimmi a che ora che vengo a fotografarti!!!!”

Cadevo nella trappola, annunciavo che sabato 11-02-06 avrei tentato di raggiungere Balasso in fuoristrada, e allertavo  Diego di prepararsi alla sfida.






PIANO D’AZIONE

Dall’inizio dell’anno non ho saltato una uscita in moto al W-E, tranne che il sabato successivo alla nevicata di gennaio; però ho fatto come i caprioli che con la neve abbandonano le foreste in montagna e scendono nella boscaglia di collina. Ho girato nei fiumi di pianura, dal Po ai torrenti vicentini, e sulle colline prealpine e Beriche, senza mai superare i 400-500 metri di quota, e già a quella altezza la neve aveva stoppato la salita mia e di Diego.
Ma ora si trattava di entrare in una valle prealpina, molto ma molto meno solatia dei colli, e di raggiungere quote sui 1.000-1.100 metri.
Al Balasso pensavo di giungervi per la via più diretta, facile e adatta anche ai grossi mono enduro come i TTR, o gli XT, ossia montare sullo spartiacque delle 2 valli Agno e Leogra, al passo Zovo, raggiungere il passo Civillina e poi il paesino di Staro, salire fino alla base del gruppo del Sengio Alto e scendere al Balasso e poi al Forte Maso.

MASSACRO DELLE NEVI 11-02-06

Nell’andare verso casa di Diego decidevo di tagliare ai margini di un campo che facciamo sempre: orrore! È un’unica lastra di ghiaccio vivo, lucido come il vetro; mi schianto a terra violentemente, ma per fortuna nessun danno ,solo il manubrio girato; da Diego approfitto di una colonna del palazzo per raddrizzare lo sterzo e partiamo verso il passo Zovo.
Sulle colline più basse si riusciva a girare, qualche residuo piccolo accumulo di neve, ma più preoccupanti le molte lastre di ghiaccio, spesse e resistenti, formatesi sulle carrarecce e sterrate per il passaggio di mezzi a 4 ruote sulla neve pressata, pericolose anche su asfalto.
Da poco sotto lo Zovo cominciavano i Caxxi Amari, ma comunque si avanza; un albero crollato ci sbarra la mulattiera: provo ad aggirarlo dal lato del monte, ma la moto affonda fino ai mozzi; di passare sotto la mulattiera non se ne parla, quel catino di neve mi sa tanto da sabbie mobili in cui sparire assieme alle moto!
Ma ho con me il fido segaccio, e in 15 minuti di lavoro apriamo un’autostrada!
Per arrivare al passo ci sarebbero un paio di varianti “alte”, ma nemmeno riusciamo a salire, per cui scendiamo per la variante bassa, più facile ed in piano, che sbuca su asfalto alcune centinaia di metri prima del passo.
Allo Zovo ci siamo arrivati quasi facilmente, ma raggiungere il Civillina passando dal lato nord del monte mi sembrava impossibile; optavo per la sterrata dal lato sud, ma non era meglio:


Verso lo Zovo


Albero caduto sulla mula…


…dopo la nostra azione di disboscamento!


Sempre verso lo Zovo


Guado innevato


Sterrata verso il Civillina; qui d’estate ci passo col Kangoo per raggiungere la baita dei suoceri!


Il fondo è tutto così, ma la neve tiene…



…quasi sempre! Fatica bestiale ad avanzare, al limite dell’aderenza


Un po’ meglio per Diego e la leggera WRF


…e finalmente il rifugio Civillina!


Dal rifugio Si proseguiva solamente sul lato nord; la neve è alta, ma talmente ghiacciata che regge bene il peso delle nostre moto e avanziamo spediti.

Pareva tutto OK, ma a poche centinaia di metri dal termine della mulattiera incappavamo in una zona di neve in superficie ghiacciata, ma sotto la sottile crosta farinosa come sabbia, dove si sprofondavamo fino alla coscia e le moto si scavavano la fossa:


Panna montata


La ruota gira a vuoto!


fuori dai guai finalmente!

Ci mettevamo almeno 45 minuti a raggiungere l’asfalto, e per fortuna che eravamo in due, da solo avrei dovuto abbandonare il mezzo.
Nel primo insabbiamento era Diego a bloccarsi ed io a ruota, di peso toglievamo le moto dal buco e si proseguiva; dopo poche decine di metri sprofondavo di nuovo, e Diego per venirmi a soccorrere sdraiava la moto nella neve, infatti si era fermato in un campo aperto.
Mi aiutava, poi tornava alla WRF, attraversava il campo e spariva alla mia vista; quando arrivavo nel punto in cui si era fermato l’anteriore dell’XR inesorabilmente sprofondava nella neve: sgasavo in fuorigiri ma la ruota posteriore non trovava la terra su cui aggrapparsi, solo quella merdosa neve!
Con supremo sforzo, e 2 o 3 ernie, alzavo di peso il posteriore dell’XR, ripartivo ma dopo un metro e mezzo di nuovo affondavo, e da lì non mi muovevo!
Urlavo il nome del mio amico a squarciagola, ma non avevo risposta; aspettavo un po’ ma non compariva all’orizzonte; distrutto, lasciavo la moto e mi incamminavo seguendo le tracce del WRF.
Appena dopo il campo finalmente lo incrocio, a piedi che mi viene incontro: “Diego, che caxxo è successo?”
Nell’arrivare al piazzale del capitello si è trovato sopra un lastrone di ghiaccio, mentre sopraggiungeva un Land Rover verde mimetico; preso dalla classica coda di paglia del fuoristradista si immaginava che fossero Forestali, d’istinto frenava e volava a terra, senza danni.
Quelli del Land Rover erano padre e figlio, proprietari terrieri di qualche baita lungo la mulattiera appena percorsa, verso cui si stavano dirigendo a piedi, una volta posteggiata la Rover.
Ecchecazzo, proprio l’auto uguale alla Forestale dovevano prendersi!
I 2 manco mi salutavano, figurati aiutarci, e passavano a fianco della mia moto con sguardo di disprezzo; con Diego riuscivo comunque a liberarmi e raggiungere il capitello senza altre difficoltà.

SCOMMESSA PERSA

Diego è meno provato e si impianta meno, penso sia dovuto a 2 fatti: l’insieme moto + pilota nel mio caso è sicuramente oltre i 200 kg (130 kg di XR accessoriata e pilota 95 kg tutto compreso!), il mingherlino Diego e la sottile WRF saranno almeno 30 kg di meno. In più, ai bassi regimi, la WRF 250 è certamente più fiacca dell’XR400, e tende meno a scavare.
Dal capitello ci manteniamo sulla sterrata aperta, e le ruote si posano sulla terra, ma per poco, appena giriamo sul crinale non illuminato dal debole sole invernale è di nuovo neve.
Nel frammezzo di in altro impiantamento (mio) arriviamo finalmente ad un paesino; tentiamo la mulattiera verso Staro, ma la neve è troppa, ci blocchiamo entrambi; ripieghiamo su di strada cementata che, passa più a valle; strada cementata che percorriamo a passo d’uomo per le innumerevoli lastre di ghiaccio.
Infine, ci siamo diretti verso Staro, da cui parte la sterrata per il Balasso e il Forte Maso.
Ma la zona era veramente impraticabile: quando abbiamo visto al quantità di neve sulla sterrata abbiamo capito che salire era impossibile, almeno con un’ora sola di luce; abbiamo tentato di scollinare in una valle laterale, ma anche li i boschi erano grondanti di neve: distrutti dalla fatica di alzare le moto, inzuppati dall’arrancare nella neve, siamo rientrati alla base ripiegando sulla S.S. 46, al limite del congelamento e sfiniti dal freddo, arrivando a Schio verso le 18.00.


Staro innevata

Davo atto a Juha e Hurrycane che al Balasso o al Forte Maso in off-road non ci si arriva.
Fino al Civillina noi ci siamo arrivati abbastanza facilmente, la neve ghiacciata e pressata offriva un sufficiente appoggio alle moto.
Ma un gruppone di 10-12 XT-TTR non ce la farebbe; con la mia XR ho patito il doppio di “innevate” rispetto a Diego, spesso dove Diego passava indenne a me la crosta nevosa si rompeva sotto le ruote: e l’XR è ancora abbastanza leggera! Un TTR sprofonderebbe alla grande, roba da tirarlo fuori al disgelo; magari il primo potrebbe anche farcela, ma poi gli altri si troverebbero un campo di neve arata che non offrirebbe alcun grip.
Non credevo che in una settimana la situazione migliorerebbe: le temperature sono rigide, e anche se per assurdo facesse 20° la neve ghiacciata diventerebbe un insieme molliccio su cui si sprofonderebbe ancora di più!
Ammettevo di aver commesso un errore a voler passare sul lato meno assolato della valle, che però è quello con i percorsi più belli; ma il versante opposto mi sembrava decisamente meno innevato, pertanto proponevo ai colleghi XT-izzati e TT-izzati di fare un giro off-road in quelle zone, dove si arriva si arriva, poi scendere in fondovalle e raggiungere il rifugio per la S.S..

XT BALASSO 18-02-06

SALTA IL GIRO OFF?
Inserivo le mie considerazioni e le foto del giro sul Forum, ma le prime reazioni erano sfavorevoli:
il timore di trovarsi a spingere sulla neve intimoriva i più, e Hurry Hurrycane, colui che è andato al Treffen con il TTE, mi pugnalava alle spalle: si offriva di fare da guida per un giro rigorosamente bituminoso, partenza ore 11.30, arrivo in trattoria alle 12.30. Alle mia ingiunzione di venire in off-road mi rispondeva che il TTE montava ancora le bandinelle paragambe in plexiglass: niente fuoristrada con le bandinelle, mi rispondeva.
Il bollettino meteo per le Prealpi Venete e Dolomiti, emesso dall’A.R.PA.V., veniva in mio soccorso, prevedendo una schiarita al mattino di sabato. Tale Bollettino è la mia bibbia meteorologica; prima di una uscita studio per giorni i bollettini, e di solito ci azzeccano sempre: se prevedono una schiarita di 3 ore al mattino, poi pioggia tutto al W-E, così è, ed io programmo l’endurata proprio in quelle 3 ore.
Confidando nell’attendibilità dall’A.R.PA.V. avevo insistito sul Forum che il giro si poteva fare e fissta l’appuntamento per le 9.00 di sabato.

I MAGNIFICI 5

Quando sabato mattina mi affaccio alla finestra il cielo è denso di nuvole nere “Impossibile che tenga” medito pensieroso, e difatti dopo mezzora inizia a piovere con insistenza.
Diego mi chiama chiedendo lumi sul da farsi, la risposta è ovvia:”Cerata e appuntamento confermato”.
Nonostante il ritrovo sia a 200 metri da dove abito, sono l’ultimo ad arrivare.
Diego c’è, non ha bisogno di presentazioni, e sta chiacchierando con MORENOL, l’uomo dallo scarico aperto.
Morenol ha per fortuna silenziato un po’ la marmitta, mettendoci della lana di vetro, ma in compenso ha il supporto del silenziatore crepato, il cannone oscilla, chissà se arriverà in fondo attaccato al collettore!
Per il resto il suo TTR rosso è perfetto, sembra quello di un fighetto che si è preso la moto per fare le impennate in piazza con la marmitta aperta, ma poi il nostro eroe, ogni volta che vuole girare con noi Vicentini si fa quasi 100 km di trasferimento in sella dalla natia Padova, e se gli gira se ne va pure in Toscana da solo, sempre in sella!
Poi ci sono MIMMO e FRASCA, i Berico Boys da Vicenza; le loro moto sono ancora sul carrello, Frasca mi chiede che facciamo: “ Si va ovvio! Scaricare e via!”.
Mimmo e col suo TT600 59X, perfetto che nemmeno quando è uscito dal concessionario 15 anni fa; Frasca invece ha risistemato il 3TB, ossia l’XT600 del 90, di cui aveva bucato il carter durante la ricognizione preparatoria al nostro giro sui Berici di 3 settimane prima.

SHOPPING

Prima sosta distributore, ma la pioggia era veramente battente, e Mimmo senza anti acqua; si decideva di andare al vicino concessionario Cagiva a prenderne una; già nei 500 metri che ci separavano dall’officina il gruppo si sfaldava, ma poi si arrivava tutti.


Morenol al rifornimento


Diego con la cerata di Capitan Findus, vinta coi punti dei sofficini di merluzzo


LaXT600 “3TB” di Frasca, Frasca, Mimmo col TT600 “59X” azzurro

Il posto in cui ci siamo fermati è soprannominato “Ladrognin” e difatti Mimmo si rifiutava di pagare 75 € per una tuta!
Ad un km di distanza c’è un altro venditore di moto e abbigliamento, e tosto là ci recavamo; i poveri gestori, alle 9.20 del mattino, si vedevano 5 individui con passamontagna entrare nel locale, ma non era una rapina, anche se dei rapinatori avrebbero lasciato più pulito, vista la quantità di acqua e fango che avevamo già accumulato in 1,5 km di asfalto, e che depositavamo sulle mattonelle della sala espositiva!
Mimmo si dedicava alla tuta, Morenol si diceva “quasi quasi mi prendo un guanto in neoprene”, Frasca mercanteggiava lo sconto in cambio di foto e citazione sul sito.
Finalmente, dopo 29 minuti, iniziava il giro off.


Shopping enduro (foto Frasca)

LE PRIME  COLLINE

Dall’abitato affrontavamo dal lato sud la salita dei primi rilievi stondati che dominano l’abitato. Neve e ghiaccio assenti, la il pietrisco della mulattiera era talmente viscido che appena le ruote vi montavano sopra la derapona partiva da sola.
La mulattiera termina in una contrada abbandonata, dove c’è anche una simpatica carcassa di Fiat 127. Dalla contrada il sentiero propone una variante facile ed una un po’ più impegnativa; volevo fare la facile, ma una casa era franata sul passaggio: si faceva la difficile.
Trattasi di doppia rampa seguita da una S, prima curva a 90° a sinistra, indi tornate a gomito stretto; lo spazio per rincorsa e manovra c’era, solo il fondo era un po’ bastardo.
Mimmo tribolava un po’ sulla chiazza di neve, mentre Morenol e Frasca si incolonnavano sul gomito, ma se ne veniva fuori bene.
Dalla sommità della collina scendevamo il pendio nord, con molta cautela: nonostante la quota ridicola, sotto i 350 metri, lingue di ghiaccio occupavano ancora la sterrata; un po’ meglio sulla mulattiera.


Enduro in-door, cioè dentro la porta di casa, anche se crollata


Mimmo tradito dalla chiazza di neve


Frasca al gomito, incodato a Morenol; l’ ectoplasma in giallo è Diego!


Morenol e Mimmo in mula

UN CAVO MALEDETTO!

Scesi in fondovalle, dobbiamo attraversare il paese e portarci sull’altro versante, dove in teoria dovrebbe esserci meno neve; per rendere più interessante il trasferimento affrontiamo una piccola collinetta con un breve ma divertente tracciato off; facciamo un bel passaggio in contropendenza su fango, poi un tronco caduto blocca la mulattiera; io e Frasca lo tagliamo abbastanza velocemente, ma al momento di ripartire sento un crack! Alla leva: ho spezzato il filo frizione, porc…!
Piove a dirotto, ma per fortuna la casa di Diego è a poche centinaia di metri; mentre lui conduce gli ospiti a terminare il giro della collina, io mi dirigo a casa sua ed inizio le operazioni di riparazione.
Operazioni che si riveleranno più complicate del previsto; è la prima volta che rompo il filo frizione, quelli che ho nel borsello hanno fatto la ruggine e si spezzano fra le mani! Non ne ho altri di perfettamente compatibili, e Diego me ne da uno dei suoi; poi non riesco ad infilare il cavo nella guaina, probabilmente è rovinata internamente: uno stillicidio.


Alves al lavoro (foto Frasca)

Frasca mi aiuta, Mimmo fuma, Diego tira fuori un campionario dei suoi cavalletti alzamoto e cerca di piazzarli:”era tutto combinato” dico scherzando “come nelle gite con dimostrazione di pentole in corriera: il cavo si è rotto apposta qui per permettere a Diego di fare il piazzista!”
Nel frattempo Morenol si  fa dare da Diego un secchio per togliere il fango dalla moto!

VERSO IL BALASSO

Sono quasi le 11.00 quando riusciamo a staccarci dal portico di Diego; attraversato il paese, imbocchiamo un paio di sterrati in costa al sole, senza un briciolo di neve, molto viscidi ma comunque facilmente percorribili da tutti.


Frasca in azione su piacevole sterrato…


…a seguire Morenol, Mimmo e Diego la Scopa.

Ma le cose cambiano non appena giriamo oltre il fianco del monte: nonostante la bassa quota, circa 500 metri, la sterrata presenta lunghi tratti innevati. Essendo stata percorsa da 4x4 e trattori, si sono formate anche le temute placche di ghiaccio, ma per fortuna le temperature miti degli ultimi giorni le hanno indebolite, si spezzano sotto al peso delle moto o comunque il tassello riesce ad aver un minimo di presa, e saliamo tranquillamente.



Tutto OK per Frasca…


…qualche problema per Morenol.

La mia idea sarebbe di raggiungere il forte sulla vetta del monte, a circa 1.000 m.s.l.m., raggiunto da 2 differenti strade: un piacevole anello sterrato dai molti tornanti.
Ma quando arriviamo all’inizio della strada “bassa”, desisto: ci sono almeno 30 cm di neve intonsa, la traccia da seguire è invisibile!

PIANO “A”

Scatta il piano “A”: Asfalto, per scendere nel versante più soleggiato della Valleogra.
Ma ci basta salire di poche decine di metri che la pioggia si trasforma in neve, di quella buona, quella che “attacca”: e siamo a soli 600 metri di quota, ce ne mancano ancora 500 per arrivare al Balasso!


Signori, Nevica!

Le reazioni nel gruppo sono diverse: io sono emozionato dalla bellezza del momento, dall’essere in sella in una atmosfera così suggestiva; Diego è serafico come sempre, Frasca esaltato, ma è il suo stato abituale, Mimmo imperscrutabile, Morenol abbastanza preoccupato di rimaner bloccati, di non riuscire a tornare indietro: in parte lo capisco, lui è a 100 km da casa, io nella peggiore delle eventualità telefono a casa e mi vengono a prendere; in più recentemente ho fatto amicizia con un impresario stradale, che ha l’appalto di tenere aperte le strade appunto in caso di nevicata, ed è dotato di motoslitta per le emergenze.
Più salivamo più capivo che di fuoristrada ne avremmo fatto poco: tutte le possibili alternative, sterrate e mulattiere, erano ricoperte da mezzo metro di neve; non ci restava che scendere di quota, sui 500-600 metri, per vedere se a quell’altezza si riusciva a raggiungere il Balasso in off road.
Percorrevamo diversi km di asfalto, e dappertutto la stessa situazione: strade asfaltate con un velo di bianco, sentieri e mulattiere nascoste da quintali di neve.
Nel mentre l’XT di Frasca iniziava a dare problemi: la batteria era fiacca, il motore si spegneva anche solo accendendo le luci o le frecce, l’avviamento elettrico era in tilt; per fortuna che il suo è l’ultima annata con il doppio avviamento, elettrico e pedivella, e così non restava, è il caso di dirlo, a bordo pista (da sci).


Bagnati e contenti (foto Frasca)

Ci facciamo comunque 2 pezzi off; il primo, un breve sentiero che taglia il tornante della strada asfaltata, dall’uscita spettacolare ma non problematica; secondo, un facile sterrato pianeggiante.


Neve e nebbia


Compagnia della Spinta


Mimmo spruzzerello


Diego alla trialista

Sono le 12.00 passate, e Diego ci abbandona; lui al pranzo non viene, inoltre è completamente fradicio, essendo l’unico provvisto della sola giacca impermeabile e non dei pantaloni.
Noi raggiungiamo la vicina contrada, da cui parte un lungo sterrato che porta verso il rifugio Balasso; ne percorriamo a fatica 300 metri, poi alziamo, è il caso di dirlo, bandiera bianca:


Bandiera bianca per l’off road!

Oramai la sfida non è più arrivare al Balasso in fuoristrada, nonostante la neve, ma semplicemente arrivare al Balasso!




L’ELEFANTENTREFFEN “DE NOATRI”

Si scendeva per asfalto fino al fondovalle, constatando che tutte, ma proprio tutte, le possibilità fuoristradistiche erano precluse dalla neve.
Ne approfittavo per provare l’XT di Frasca; devo confessare che ero un po’ prevenuto su questa moto, ma una volta in sella mi sono ricreduto. Il baricentro basso e le dimensioni contenute non fanno sentire le decine di kg in più rispetto ad una più specialistica TT o XR; l’ho trovate reattiva e facile da condurre; il motore veramente bello, all’apertura del gas risponde pronto, senza cattiveria ma con tiro costante e potente, non ha esitazioni anche spalancando di colpo il gas!
Frasca l’ha pagata 600 €, ci fa fuoristrada vero, non solo facili sterrati, e l’estate scorsa è pure andato in Basilicata con la moglie in sella!
Certo, a fare da contro altare c’è l’aspetto dimesso e povero della componentistica: ruote di ferro, plastiche così così, sospensioni povere, ma  se penso che c’è gente che spende gli  8-9.000 € di una enduro racing per fare le stesse cose…
Al paese di Valli del Pasubio, 350 m.s.l.m., principale centro della valle, la poesia della nevicata sparisce, sostituita dalla fastidiosissima e freddissima pioggia.
Prendo la direzione del Balasso, convinto che gli altri mi seguano; l’acqua fredda che si infila nel casco, inzuppa mani e piedi, è intollerabile, a testa bassa tiro fino al paese di San Antonio, sperando che cessi o che ricompaia la neve.
Lì mi accorgo che dei compagni non v’è traccia, aspetto, aspetto finché non mi risolvo a tornare in dietro, e poco fuori dal paese incrocio il solitario Morenol; mi spiega che il 3TB di Frasca ha continui problemi elettrici, si spegne e fatica a ripartire; lui non ce la fa più dal freddo, proprio più, si fa spiegare la strada per il rifugio e parte da solo verso il miraggio della stufa del Balasso.
Devo scendere fin quasi alle prime case di Valli per intercettare il Frasca, che solitario sale; mi fa cenno di seguirlo, inversione a U e mi accodo, ma nello specchietto il Mimmo non si vede.
Cerco di affiancare il Frasca, ma il bastardo tira, quando lo affianco a gesti mi spiega che Mimmo era in sosta cicca: l’uomo dalla sigaretta eternamente in bocca, come il mitico Jigen, il compare di Lupin III dell’omonimo manga giapponese.
All’altezza di San Antonio di Mimmo ancora nessuna traccia e ci fermiamo ad aspettarlo; finalmente arriva, anche la sua Yamaha ha problemi, perde colpi, carburazione o elettrici; ma si va, la meta è vicina.
Come usciamo dal paese e ci innalziamo di un tornante, la neve riprende a cadere con forza, la strada è ricopertala un manto bianco, appena appena solcato dalle strisce scure delle poche automobili già transitate.
Si sale molto bene, il fondo stradale non è assolutamente ghiacciato, per cui i tasselli scavano la neve soffice e trovano presa; mi diverto a scrutare oltre i vetri delle auto di passaggio, immaginare le espressioni e i pensieri di quei automobilisti che, magari in ansia per le condizioni meteo, si mettono in salvo dalla montagna verso la pianura, e ci vedono salire sicuri e spediti verso il cuore della nevicata!
Nonostante mi ferma più volte per fotografare, i miei compagni sono sempre indietro, soprattutto Mimmo, afflitti dai problemi tecnici; ma al Balasso ci arrivo in moto, a costo di abbandonare le 2 Yamaha nella bufera e salire in 3 sull’XR!
In località Ponte Verde sosto a ricompattare il gruppo, restano pochi km al Balasso, che raggiungiamo tutti assieme.


S.P. n°46 località Tagliata


Frasca


S.P. n°46 località Ponte Verde


Alvex al Ponte Verde, allenamento per il Treffen 2007



Frasca e Mimmo in arrivo

BALASSO

E finalmente, improvviso, dopo una curva, ci appare il Balasso:


Mimmo al Balasso (foto Frasca)


Rifugio Balasso


Ruderi della teleferica del 15-18 sommersi dalla neve; siamo a meno di 1.100 metri, ma la quantità di neve è notevole (foto Juha)


Ma non siamo i soli ad essere arrivati in moto… c’è Il TTE di Hurry, reduce dal Treffen

Sono quasi le 13.00, ma il rifugio è deserto; oltre ai gestori, c’è Morenol, in compagnia di Hurrycane, colui che è andato al Treffen con il TTE; avendo la moto ancora bardata con gli accessori per il raduno, non ha partecipato al mio giro off; in solitaria, percorrendo la S.P.46 ci ha preceduto al Balasso; freddo e acqua gli hanno fatto il baffo, con tutti gli scudi sulla moto, tanto che è in abiti civili e lindo come uno all’aperitivo alla domenica mattina.
Di tutta la gente che Juha Kankkunen aveva invitato, non c’è ancora nessuno, con le auto bloccate dalla nevicata più a valle.
Noi ne approfittiamo per riscaldarci le estremità:


Ecco i 4 disperati con i piedi incollati alla stube!


Frasca fa atti, “Soloenduro” Alves, Mimmo in azzurro come la moto e Morenol.  (Foto Juha)

Pian piano arrivano gli altri commensali; c’è Juha, c’è Pippi dall’Emilia, anche lui del sito xt.600, c’è Martino con 2 litri di Caiphirina, ci sono alcuni del gruppo con cui Hurrycane è andato al Treffen; qualcuno si è pure portato moglie e figli.
C’è Ruggero, con cui sono uscito un paio di volte negli ultimi 2 anni, dopo che questi aveva acquistato il KTM 620 del mio amico Paolo.
Commento con i compagni di avventure il giro, poi ascolto con interesse il Treffen di Hurry e dei Motoalpinisti Bassanesi, il gruppo a cui si è aggregato, pur essendo lui di Schio.
In un nanosecondo divoravo i miei bigoli e salutavo; qualche timore per la discesa in solitaria l’avevo, ma sulla neve fresca guidavo senza problemi, addirittura divertendomi!
Lo schifo era da San Antonio a Schio, tutta sotto la pioggia; sempre meglio del povero Morenol, che poche ore dopo si è preso acqua e temporale fino a Padova; appena arrivato, cosa ha fatto? Ma lavato la moto, ovvio!


La mia partenza in solitaria (foto Juha)

Ciao
Alves













RAZZO



WAKATADAO RESING TIM

KAZZEMBERGHER TEAM

MAGRA

Complimenti a tutti.

davvero una bella avventura  ;)

Fred Krueger

Bello l'enogastroenduro, e superlativo il report, come sempre!  ;)

Francesco Ioni, per gli amici Checco. Beta RR 4e½. Fschhh
'Once run the dog, once escape the rabbit'

Stefano80

per ora ho visto solo le foto...
il report me lo gusto più tardi con tutta calma che merita!!

Siete grandi!!!!  complimenti!!!!!
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Frasca

E pensare che tutte le eresie che mi ha fatto tirare la motina quel giorno erano dovute solo ad un maledettissimo filo che dopo "SOLO" 16 anni si è marcito sul connettore della centralina!!!! (ve lo racconto giusto perchè può servire anche a voi per esperienza! >:( >:( >:( )

Grande Alves....come sempre non si piò aggiungere altro perchè tu.....SEI TROPPO PRECISO!