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Quando il gioco si fa duro ...

Aperto da alves, Marzo 03, 2009, 16:45:09 PM

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alves


… I FURBI STANNO A CASA …

… E ALVES E DIEGO INIZIANO A SOFFRIRE!

Quando arrivo da Diego ci scambiamo le solite 4 chiacchiere prima della partenza, ma invece di avere 75 anni in 2 sembriamo averne 75 per gamba a testa:”Come va?””Ho male alla schiena, il lavoro va male, xe 3 mesi che non vado in moto, non go mia voja …” roba da geriatrico!
La promessa che faccio è: facciamo un giro tranquillo, tanto per vedere com’è in giro. Ma io non mi fido di nessuno, meno che meno di me stesso, e i fatti mi daranno ragione.
Iniziamo a prendere quota per facile sterrate, il ritmo è buono, subito mi scaldo e mi diverto.
Puntiamo verso la cima di un monte, cartelli annunciano lavori di recupero delle opere della Grande Guerra: andiamo a curiosare.


Sosta in baita.

Compaiono residue lingue di neve, non tali da fermare la nostra salita.
Era tanto che non salivo in cima a questo monte, sede nel 15-18 di postazioni di artiglieria in barbetta, ossia piazzole all’aperto in cui il cannone è riparato dal lato di fuoco da un spalto di materiale, naturale o artificiale. A corredo delle artiglierie c’erano gallerie deposito, trincee, baraccamenti. Se non ricordo male, queste strutture furono poi utilizzate anche dai partigiani nella 2° Guerra Mondiale come centro di comando delle brigate  operanti in zona.
L’ultima visita l’avevo fatta molto tempo addietro, le opere militari erano quasi del tutto fagocitate dalla vegetazione e detriti, le si poteva più che altro intuire, piuttosto che osservare.
Quale cambiamento ora! Il bosco pulito, diradato, le fondamenta degli edifici svuotate e portate alla luce, le trincee pulite e perfettamente percorribili; addirittura un rudere riattato a baita, un pennone per l’alzabandiera, una specie di altare per messe da campo.
Da un lato ciò mi fa piacere, altri 50 anni di abbandono e probabilmente tutto sarebbe stato sepolto, dall’altro so già che questa valorizzazione toglierà la selvaggia e romantica bellezza delle rovine abbandonate dagli uomini, il gusto di esplorarle, e attirerà turisti più attenti al panino in baita che alla trincea del 15-18, con l’inevitabile difficoltà a salire fin qui in moto …


Alzabandiera.


Postazioni di artiglieria del 1915-18.



Idem per i trinceramenti.


“Alves, perché ti sei fermato?”


“Diego, il sentiero è finito!”



La foschia pomeridiana già avvolge la Valleogra.

È tempo di scendere, per un sentiero di quelli che piacciono a noi, una teoria infinita di tornantini strettissimi da fare di peso: sarebbe quasi meglio da fare in su questo sentiero, almeno in salita il pendolo nei tornanti riesce molto meglio.
Diego si presta a fare da modello, come sempre:


Tornante1.


Tornante2.

Qualche scatto anche per il sottoscritto:


Qui la mia forcella da tutta se stessa in compressione!


Niente da fare, mi tocca scendere, fare perno sulla ruota anteriore e girare di peso la moto.

Proseguiamo, sterrando felici a cavallo delle 2 valli; numerosi sono i roccoli, che una volta intercettavano i volatili di passo.


Un roccolo ben conservato.


SI scende.

Uscendo da una contrada incontriamo dei paesani intenti a tagliare legna: passare è impossibile, non ci va di dargli noia facendogli rimuovere i tronchi dalla strada (anche se ne avremmo il diritto) per cui ci giriamo ed andiamo a valle per un altro sentiero.
La piacevole mulattiera che stiamo scendendo porta ad un bivio: una traccia sale con un salitone di 50 metri, rotto da sassi e gradini, molto ripido; l’altra traccia scende all’interno dell’impluvio, apparentemente perdendosi in una radura del bosco.
Mentre ci avviciniamo al bivio sentiamo il rumore di molte moto, e ci fermiamo per attendere il loro passaggio; d’istinto penso che siano i ragazzi della compagnia del MC Schio, che battono frequentemente queste zone. Invece ci scorre davanti un gruppone assai eterogeneo: KTM e Husky racing, ma anche dual sport come il DRZ o la nuovissima K690, per finire con vecchissime glorie come l’Honda XL600LM e addirittura un XT500!
Uno Dei piloti ci fa segno che non si passa: infatti un albero è caduto a metà salita e blocca il passaggio; ma anche se non ci fosse stato, nemmeno se fosse sceso il Padreterno in persona a spingere le moto, l’XL o L’XT sarebbero salite, troppo hard per loro, a prescindere dal pilota.
Dicevo che uno dei piloti ci fa segno che non si passa; ma io e Diego siamo dei Superfighi, mica ci facciamo fermare da un alberello caduto, nello zaino ho una sega ad arco da 30 cm; ma dirò di più: mentre i prsunti endurististradali girano la prua per tornare da dove sono venuti, noi sfiliamo tranquillamente a lato, verso il centro della valle, sicuri del fato nostro, come a dire: “Qui è casa nostra e sappiamo sempre dove andare!”


Era da un po’ che qualcuno non passava di qui.

In realtà la traccia muore in una radura, ma il sentiero c’è, l’ho fatto più volte tanti anni fa, addirittura con l’XR600 … tanti anni fa!
Con un po’ di mestiere ed intuito scovo la traccia da seguire, ma è uno sfasciume di macigni, foglie e detriti; scendiamo, o meglio lasciamo scivolare le moto a valle, consci che risalire sarà impossibile.


“Alves, ma il sentiero dov’è?”


“c’è, c’è, basta seguire la traccia sulle radici!”


Un canyon da licantropi.


Non poteva mancare un guado, ovviamente!


Qua era ancora facile.

Fin qui la faccenda era ancora facile, ma pochi metri dopo questa foto tutto precipitava, nel vero senso della parola; la valle si restringe fino a diventare un canyon stretto e buio, mentre il sentiero scendeva a livello del torrente guadandolo più e più volte, fino a confluire in una sterrata e subito dopo nell’asfalto; ho scritto “scendeva” perché il sentiero non c’era più! Le pareti del canyon, consumate dalle piogge abbondantissime di questo inverno, si erano letteralmente sbriciolate sul fondo, cancellando il sentieri sotto decine di alberi sradicati e detriti: siamo nella merda, come si suol dire!
Studiavamo con calma il percorso, ed iniziavamo una estenuante opera di pulizia e taglio di rami; in tal modo riuscivamo a far passare le moto sotto i tronchi più grossi, mettendole in diagonale; ma c’era dda spingerle sopra a grossi fusti crollati a terra, superare scalini e grumi di radici … uno stillicidio!
Ma non bastava: una gola era insuperabile, il sentiero non esisteva nemmeno nel ricordo; e allora si entrava con le moto direttamente nel torrente, letteralmente lanciandola giù da piccole cascatelle, dentro laghetti di acqua ghiacciata formati dal rio.


Adesso si che ci stavamo divertendo, un mondo di divertimento!


Diego infatti non desiderava altro dal suo sabato pomeriggio …


… tipo avere i piedi a mollo in mezzo metro di acqua gelida in febbraio!


E con questa finiscono le batterie e anche le foto, ma soprattutto “finiscono” i piloti!

Superate le rapide del torrente, l’ultimo ostacolo era uno scalino verticale di oltre un metro da fare senza rincorsa, da fermi, la ruota posteriore appoggiata ad un tronco, l’anteriore a contatto con la parete di terra.
Tecnica: con un sasso ho scavato e rimosso terra e sassi, in modo da fare un invito in diagonale alla ruota anteriore; Poi ho passato la corda sul manubrio, Diego teneva l’altro capo, in cima al gradino; in sella alla XR, ho impennato da fermo per alzare la moto, poi mi sono subito messo a fianco a spingere senza mai mollare il gas; la ruota posteriore raspava e fumava sul fondo, io spingevo, Diego tirava, finalmente l’XR ha fatto presa ed è schizzata in su, direttamente nelle palle di Diego: se lo sentirete con la voce “leggermente” in falsetto sapete perché, ma almeno la moto era su!
Stesso lavoro con la sua WR, avendo io solo l’accortezza di tirare di lato!
Eravamo finiti: fradici di sudore, acido lattico ad ettolitri dal continuo sollevare e spingere e tirare moto e tronchi e rami, i polpacci e i piedi piagati dagli stivali e zuppi di acqua gelida.
Ma avevamo vinto la nostra battaglia, era l’ultimo ostacoli poche decine di metri ed eravamo fuori dal canyon.

That’s Alves' Enduro!

Ciao
Alves

giuliano

bellissimo report e bellissimi posti! ma su quel sentiero non era meglio farlo a piedi! ;D
complimenti anche per la resistenza fisica e psicologica.. :applausi: :applausi: :applausi:

steo penna

Non puoi dir gatto se non ce l'hai nel sacco!!!!

orso

non sò ancora cosa farò da grande

Rai67

'STI CA##I !!! sono congelato solo a vedervi .
SWM125 SIXDAYS 1976  KTM2501986 XR6001994

enomoto

#5
complimenti belle foto e bel percorso , appena procuro una mia foto mentre sono fermo dentro il fiume con l'acqua oltre le ginocchia la posto,

era sabato 10 01 09 o forse era dicembre non ricordo, son rientrato assiderato.
uno del mucchio selvaggio

baru34


Frederich 80

#7
 ;D complimenti per il temperamento dimostrato davanti a tante impreveste difficoltà di percorso, ma tutto sommato sono questi imprevisti che rendono bello e avvincente l'enduro! Davvero bello il racconto, le foto e mevaviglioso il luogo! :applausi:
:sisiehm:                                                                :unghie: http://www.xr-italia.com/forumxr/index.php?topic=29183.30 :pazzia:                                                   :biker:

cerrixr


XRic

 :applausi:

... sei sempre un mito  ;)
Grande Alves!!!   ;D
A presto, narratore
Ciao XRic
L'enduro è come il sesso: se ne parla sempre tanto ma se ne fa sempre troppo poco

Barte

#10
Citazionenello zaino ho una sega ad arco da 30 cm;
:sticazzi: :cimplimenti:
Miata...because life is too short to drive a Golf.

paulogas

complimenti per il reportage !!   Grazie !!

Kap

Kap


Ex Kawasaki Ninja 9-r 94
     Yamaha R6 03
     Aprilia Pegaso Strada 05
     Yamaha FZS 1000 Fazer 03
     Yamaha XT 600 2KF
     Honda XR 650 R

HorneT 09

http://niubbucumm.attivatribuna.com/forum.htm

The New Bucum..........

navaho

Alves oramai è diventato il mitico endurman del triveneto, ma anche il fido Diego non scherza.
100% Duri&puri!!!
Parola di indiano  :)
Augh

belzebelze

bravi :batti:
p.s.: ma Malo e monte di malo sono nella zona?  ???